Archive | gennaio 2015

1000 visualizzazioni ?…… MILLE GRAZIE !

1000 visualizzazioni superate all’inizio del  2° anno della Trifase Records su NEW MUSIC LIVE ! Un’anno a dir poco spettacolare per tutte le nostre produzioni ed avventure, un anno in cui siamo stati felici e creativi noi stessi mentre abbiamo aiutato tantissime altre persone a ritrovarsi i creativi che sono, ed a riproporsi nel mondo dell’arte ! Si perchè TRIFASE è il mondo con una fase in piu’ , ovvero quella della creatività ritrovata nel quotidiano della vita di ognuno .Come lo scorso anno ci siamo ritrovati  a Vimodrone nel giorno dell’Epifania, abbiamo suonato  Blues nella gente, tra la gente e per la gente , fedeli alla nostra missione DARE SPAZIO ALLA CREATIVITA’ GENERANDO FELICITA’ ATTORNO A NOI!

UN ESPERIMENTO CHE HA FUNZIONATO A MERAVIGLIA  GRAZIE A QUANTI HANNO VOLUTO CREDERE IN NOI!

1000 Grazie ! foto

La Trifase Blues Band premiata nel 2014

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Assegnati i Grammy Milano awards 2014
Anche Milano hai suoi Grammy

Sabato primo ottobre nel locale cult live le Scimmie di Milano durante la cena  concerto live , il Dj Barba di Free Radio ha presentato la serata di premiazione GramMylano Awards 2014
.
Il premio , nato da una iniziativa tutta milanese, si prefigge di riconoscere il buon esito di progetti svolti nella semplicità del quotidiano da artisti e persone meritevoli , i quali grazie alla loro creatività si distinguono come degli autentici benefattori dell’umanità facendo qualcosa di così semplice da essere considerata difficilissima , quando invece non lo è affatto :aiutare il prossimo. Pertanto Mercoledì primo ottobre scorso con quella semplicità tipica della ” Milan col coeur en man” La giuria del premio Grammy Milano Awards ha esaminato le nominations ed ha provveduto ad assegnare gli ambiti premi:
per la fotografia Silvana Raschke dalla Chiesa,
per il cinema, il regista Nicolò Rossi
per l’attività umanitaria e la cura dell’ ambiente : Le signore Ivana Broi ed, Arianna Lopes, per la musica, il compositore Mauro Bocchini, la cantante Laura Mor ed i musicisti Riccardo Eterno e Maurizio Belloni. Infine la serata ha decretato meritevole del premio la Trifase Blues Orchestra per la Sua iniziativa della JAM SESSION PIU’ GRANDE DEL MONDO®

I GramMylano sono stati consegnati isieme dal DJ Barba di free radio ,al secolo il  Dr Roberto Baroni , speaker storico della radiofonia milanese ,la indimenticata Free Radio , insieme a  Sergio Israel storico proprietario delle Scimmie il live di via Cardinale Ascanio Sforza 49 .

Qualcosa di nuovo avviene e nelle motivazioni del premio assegnato alla Trifase blues Band, si legge :,” C’e’ chi li ha definiti “musica nella musica “per la carica irresistibile di simpatia che sanno esprimere quando suonano -Piacciono le loro gags, le esibizioni tese e piene di phatos , Le brevi incursioni a sorpresa tra il pubblico che trasformano i concerti in happenings teatrali – C’e’ chi ha perfino analizzato il loro successo spiegandolo come una rivalsa degli artisti Italiani in credito di affermazioni internazionali, ma rimane il fatto che i Trifase della Blues Band milanese oggi sono un turbine nella movida milanese., seguitissimi e partecipati i loro concerti e mentre , cresce l’interesse, il loro album , “Ecco a voi il Blues Trifase” ,vende quasi senza volerlo ed intanto arrivano le richieste dall’estero per tour in Svizzera e in Norvegia -La loro iniziativa LA JAM SESSION PIU’ GRANDE DEL MONDO è un progetto non solo musicale ,ma soprattutto umanitario in quanto oltre al Guinnes mondiale a a cui mira, intende svolgere una azione di rivitalizzazione dell’arte e della cultura. Gli artisti della Trifase Blues Orchestra sono tutti volontari a favore del restauro di una chiesetta cinquecentesca milanese con affreschi di scuola Luinesca.

Una ricerca storica di Gianpaolo Tirale , recensione di Luca Quaresimini

UNA RICERCA STORICA APPRODATA AD UN RITROVAMENTO NON E’ COSA PASSEGGERA , E’ VERITA’ RIPORTATA IN LUCE  DESTINATA A RIMANERE PER SEMPRE. DESIDERO VERAMENTE RINGRAZIARE LUCA QUARESIMINI PER LA SUA RECENSIONE AL MIO TRATTATO STORICO ED AUTOBIOGRAFICO.Grazie!
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Riscoprire Montisola a Milano

di Luca Quaresmini5 novembre 2014

Scritto con grande entusiasmo da Gianpaolo Tirale, il libro “Riscoprire Monte Isola a Milano” reca in sé il fascino dell’impronta pittorica impressa attraverso la raffigurazione armonica della caratteristica località del Sebino, specificata nel titolo stesso della pubblicazione, su quella parte di affresco che è custodita nel monastero di San Maurizio Maggiore a Milano, in aderenza al muro divisorio dell’aula delle monache, che, essendo un’opera prima attribuita a Leonardo da Vinci (1452 – 1519) e poi a Bernardino Luini (1481 ca – 1532), attesta implicitamente l’attenzione di uno fra i due artisti rinascimentali verso quello scorcio bresciano documentato nel modo stesso in cui lo scenario era apparso, alla vista dell’autore, rappresentato.

Da un lato, la possibile immagine riproducente una pittoresca porzione del territorio montisolano, nella sua più antica forma visiva, implicita alla trama costitutiva di un’artistica trasposizione, dall’altro, il fascino di alcuni riscontri storici che si riconducono anche a Leonardo da Vinci ed alla sua scuola, per dettagliarne la presumibile presenza in quella medesima contestualizzazione, confacente il lago d’Iseo, con la sua maggior isola che si erge mastodontica, in una imponente ed in una caratterizzante ubicazione.

Una localizzazione pure percepibile in un comprovato risalto grazie al riferimento geografico promanante dai contorni pittorici di quell’isola, invece più piccola, presente nel medesimo affresco, che risulta calzante alla rappresentazione insulare della località situata fra la costa bresciana e quella della vicina Monte Isola. Si tratta dell’isola di Loreto, nella sua folta estensione pianeggiante, coincidente con quell’esiguo lembo di terra che pare un piccolo frammento, rispetto al complesso montuoso troneggiante tutto intorno, lungo il panorama del prospiciente sfondo da cui il suo approdo si differenzia, nella solitaria miniatura del naturale isolamento che vi alberga.

Il raffronto, fra l’opera in questione ed il contenuto della sua corrispondente geografia d’individuazione, è, fra l’altro, argomentato da Gianpaolo Tirale, nello scrivere che: “Ci siamo recati di persona in tale luogo sulla costa Bresciana di fronte all’isola di Loreto, tra Marone e Sale Marasino. Siamo andati in quel punto e ci siamo ritrovati, con sorpresa, sopra i resti di una domus romana dei primi secoli dopo Cristo. Sorprende lo straordinario primo piano dell’isola di Loreto che è il soggetto focale primario del dipinto. A poca distanza dalla domus romana esisteva, ed esiste tuttora, la chiesa di San Pietro a Marone. Salendo al piazzale della chiesa, posto su un erto colle elevato a terrazza sul lago, si gode una vista panoramica che abbraccia con un sol sguardo tutto il bacino del Sebino. Guardando nuovamente l’affresco, notiamo il profilo piramidale di Monte Isola che s’inerpica scosceso dalla parte Bresciana, mentre è visibilmente degradante dalla parte rivolta verso la riva Bergamasca. Il picco di Monte Isola mostra la caratteristica forma a cappuccio data dalla presenza di un gran lastrone di dolomite posto in cima al monte e della Chiesa della Madonna della Ceriola, esattamente com’è nella realtà”.

Riscoprire MontisolaPer le edizioni “Simple”, le pagine illustrate del libro sviluppano il riflesso delle emozioni ed il contributo delle informazioni, riferite tanto alle fasi circostanziate, avvicendatesi sul posto attorno alla dinamica del sorprendente riconoscimento dei termini espliciti del lavoro artistico, quanto connesse ai concatenati estremi dello studio improntato invece agli approfondimenti ad esso attinenti, per dare sostanza e riscontro logico a quanto si interseca con la natura degli aspetti concernenti il medesimo manufatto pittorico, in un ambito pervaso da quegli interessanti elementi che ne amplificano un interessante livello di ricaduta, culturalmente desumibile nel peregrinante apporto dell’arte di stampo leonardesco, per una certa parte, ispirata al luogo, in un silente affresco.

In un brumoso cono di veduta lacustre, un’isola conica si innalza nella spazialità dimensionale, intercorrente fra i tratti d’insieme ed i colori affrescati, per delineare una presumibile riproduzione figurativa di Monte Isola, nel modo in cui, la medesima geografia, da una certa prospettiva, potrebbe rivelarsi tuttora tale e quale, con le ovvie mutazioni che, nel subentrato andare del tempo, vi si sono inevitabilmente innestate, mantenendo i profili naturali secondo quella sommaria similarità riscontrabile in ordine a quanto, nel manufatto pittorico, vi permane.

Una sintesi paesaggistica concorre, nella più vasta complessità dell’opera, ad integrare una decorativa ed una narrante rappresentazione realista, nella attestazione della mano dell’artista documentabile in una certa dimestichezza con la scena del luogo, da cui ne discende la supposizione di una possibile frequentazione, sperimentata e poi manifestata, nel prodotto concreto della conseguente emanazione dell’intervento pittorico, elaborato nella compiuta scelta affreschista.

A tal proposito, scrive, fra l’altro, Gianpaolo Tirale nella presentazione del suo libro: “Credo che, se ho potuto riconoscere il Sebino nell’affresco a San Maurizio, molti altri prima di me, in cinquecento anni di storia, avrebbero potuto farlo. Ma l’uomo tende sempre a complicare le cose e diventa incapace di riconoscere la semplicità”.

Se l’anno 1509 è presentato dall’autore come l’arco temporale durante il quale l’affresco, di circa due metri per ottanta centimetri, ha avuto la luce, la stessa data pare sia la medesima in capo alla realizzazione di una mappa, disegnata da Leonardo da Vinci, nella quale si trova dettagliato il territorio sebino e camuno, dettagliato in un contestuale ritratto toponomastico vinciano.

Un documento, conservato in Inghilterra nella raccolta reale britannica, presso il Castello di Windsor, che, ancora secondo l’autore, rivela “un Leonardo da Vinci attento al linguaggio e ai costumi della Valle Camonica, modi assai lontani da quelli comodi dei salotti delle corti e delle Signorie che per diciassette anni aveva sopportato”.

Erano questi gli anni, a cavallo fra il Quindicesimo ed il Sedicesimo secolo, delle sue intense collaborazioni con le corti del tempo a Milano, a Venezia ed a Firenze, mentre un attento incontro con le aree valligiane di Brescia e di Bergamo avviene nel 1509 nell’ambito di alcuni studi geologici condotti in loco, dei quali ne rimane la sottoscritta testimonianza nel “foglio Windsor 12674 recto rilievo geografico della Val Camonica e nel foglio 12673 per le Valli Bergamasche e Bresciane”.

Il raffronto, fra quanto emerge dalle esaminate mappe geografiche e dall’espressività insita invece nella citata figurazione dell’affresco di San Maurizio Maggiore a Milano, fanno collimare, per l’autore, l’avanzata ipotesi di una possibile stesura da parte dell’illustre artista toscano anche del disegno preparatorio di quanto raffigurato nell’accennata opera pittorica, secondo un abbinamento d’ingegno che si presta alla lettura secondo la quale “mentre la mappa offre un dettagliato numero di informazioni geografiche, l’affresco svela il panorama e racconta dove si svolgono gli eventi”.

Eventi nei quali, fra l’altro, “Milano e Venezia si confrontavano senza sosta e Luigi XII, re di Francia, preparava le sue mosse per l’invasione d’Italia”, mentre, ancora scorrendo le pagine del libro “Riscoprire Monte Isola a Milano”, in relazione a quella stessa epoca, si appura che “il vedutista che ritrasse l’affresco, qualsiasi egli sia e Leonardo da Vinci, non poterono che incontrarsi”, in quel modo in cui un pezzo di storia, affidata all’arte, si è rivelato funzionale a lambire quei singolari frangenti, catturandoli dalla loro stessa inesausta fase transitoria, avvinta ai propri peculiari avvenimenti.

trifase blues band

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